Un Umberto Bossi d’annata
“Mai al governo con la porcilaia Fascista”
(Umberto Bossi, Lega Nord, 1° febbraio 1994)
“Noi della Lega siamo la continuazione dei partigiani che hanno combattuto per la libertà: la Lega non farà mai un accordo politico con i fascisti, o come cavolo si chiamano adesso”
(Umberto Bossi, Lega Nord, 6 febbraio 1994).
“Fini è un fascista, un segretario malriuscito, l’uomo del trapassato remoto. Non mi occupo di una nullità come Fini, anzi voglio uno scontro baionetta contro baionetta. An è un porcile puzzolente. Chi vota Fini vota il manganello, un manganello inesistente, roba da vergognarsi, come il voto ai neonazisti in Germania” (Umberto Bossi, Lega Nord, 28 febbraio 1994).
“Sappiamo bene da dove viene Fini. Se agli italiani i fascisti piacciono, se li tengano: a me stanno sui coglioni”
(Umberto Bossi, Lega Nord, 12 giugno 1994).
“Leghisti, prendete nota dei nomi dei vostri vicini che votano per Alleanza Nazionale, perché al momento giusto la Lega andrà casa per casa a prenderli: li abbiamo già cacciati i fascisti dal Nord, è guerra con i nemici. Su questo non scherzo. Li teniamo sotto il tiro del nostro Winchester”
(Umberto Bossi, festa della Lega Nord ad Albano Sant’Alessandro, 4 agosto 1995).
LA SFIDA DI BOSSI ‘ CAVALIERE NON SCAPPARE’Repubblica — 21 dicembre 1994 pagina 3
ROMA - Domenica sera, inizio di novembre, a Ponte di Legno. Bossi è quasi solo a cena all’ hotel Mirella. C’ è la moglie coi figli che dormicchiano, pochi leghisti, nessun big del Carroccio. Bossi è stato appena “messo sotto tutela” da Maroni ed è non solo arrabbiato, ma anche triste. Ma non molla. ” O io o lui”, dice a chi gli chiede come va. Lui chi è? “Berlusconi”. Martedi 20 dicembre, Roma, ai gruppi parlamentari nell’ aula Bruno Salvadori, ex Aldo Moro, quando la Dc era potente, un Senatur tranquillo, rilassato, che non sembra proprio di sentirsi “traditore” e ” Giuda”, chiude una improvvisata conferanza stampa così: “Domani sarà l’ ultimo giorno di Berlusconi presidente del Consiglio”.
Non sembra proprio il giorno di Giuda questa vigilia di Bossi, anzi, lo ha aperto con un colloquio all’ ora di pranzo con Mario Segni, prosegue con riunioni interne, con Gipo Farassino e altri. Finisce con una conferenza stampa improvvisata. Bossi si sente ormai vincitore, la contestazione interna va calmandosi e trasformandosi in una “utile” corrente e allora ribatte, con calma, colpo su colpo alle dichiarazioni di quello che in campagna elettorale chiamava Berluskaiser, e che ora chiama, in pubblico, sempre correttamente o “Berlusconi ” o “il presidente del Consiglio”. Questo Giuda si prende anche delle soddisfazioni. A metà pomeriggio l’ attivissimo Antonio Marano, sottosegretario alle Poste, aveva gli aveva proposto di registrare una videocassetta in risposta al comizio televisivo del presidente del Consiglio. Sandro Curzi, da Telemontecarlo, si era detto disponibile e aveva messo a disposizione i mezzi tecnici. Per un’ ora Bossi si era chiuso nel suo studio per scrivere il testo della sua risposta, quattro minuti e trenta secondi, mentre le agenzie lanciavano la notizia e fulminea arrivava la dichiarazione di Berlusconi: “Penso che sia utile guardare negli occhi l’ artefice del preannunciato ribaltone, il firmatario di una mozione che tutti ormai definiscono come la mozione della vergogna”. Mentre tutti aspettano la videocassetta Bossi rimugina e poi ci ripensa. Non gli piace fare come Berlusconi e medita di dargli una lezione di democrazia: “Le Tv non sono strumenti per fare comizi, non si usano le Tv per scatenare le piazze.. io non voglio usare la carica di segretario di partito…”. E insiste con aria compunta: “Io faccio la mia conferanza stampa, sapendo che la Tv meno democratiche, ridurranno quello che dico e non faranno capire niente. E’ inutile che io mi metta in competizione con Berlusconi, è bene che il paese veda come chi detiene il monopolio delle Tv le usa nel suo esclusivo interesse“. Berlusconi diventa “un ipotetico Masaniello” e perciò è bene che Maroni ” persona democratica e molto capace” resti al suo posto di ministro dell’ interno.
E Bossi accenna a dittature sudamericane mentre l’ Italia è pronta “per un patto sociale nuovo, indirizzato verso riforme più avanzate”. “Non siamo noi i traditori, chi ha tradito il paese non è certo la Lega ma chi ha fatto grandi promesse, chi ha detto grandi paroloni e poi non le ha mantenute”. “Giuda” Bossi da anche gli ultimi consigli a Berlusconi: “Non si dimetta prima del voto, Venga in aula, dica quello che vuole dire, ascolti le opposizioni, si renda conto che in Parlamento c’ è una maggioranza contro di lui, ma non scappi. Non sarebbe democratico”. In realtà Bossi da una via d’ uscita al Presidente del Consiglio: si dimetta pure, ma prima ascolti, poi corra al Quirinale da Scalfaro ma sappia che “il presidente della Repubblica darà il mandato all’ uomo che in Parlamento ha la maggioranza”. Una frase precisissima, rinforzata da una lunga telefonata che il presidente Scalfaro ha appena fatto al leader leghista. E allora a Berlusconi il senatur fa un augurio “Alla fine prevalgano in lui il buon senso e la democrazia, in un Paese democratico che non crede a nessun uomo della provvidenza”. All’ una e mezza di lunedì, seduto in pizzeria davanti a una birra appena iniziata, Bossi scamiciato e stanco, tra uno sbadiglio e l’ altro era meno diplomatico: “Prima cade Berlusconi e poi si aprono tutti i giochi”. Ma ora, diciotto ore dopo, Bossi sceglie parole meno esplicite. Nel futuro del governo vede due strade, una gli piace l’ altra meno: “Un governo vasto a cui partecipino tutti, ma forse non serve al paese…” E Bossi storce il naso. “Oppure un governo che metta fine al pentapartito e al colpo di coda del pentapartito, rappresentato da Alleanza nazionale e Forza Italia” e questo sì che piace al senatur. Non molla Bossi “Un governo che faccia perno su due poli, i quali di fronte al paese sinergizzino, e pur essendo profondamente diversi, abbiano la stessa inclinazione per fare le regole del paese e le riforme istituzionali”. Ricorre persino all’ estero, all’ Inghilterra, Bossi pur di spiegare che non si tratta di ribaltoni ma di un modello politico adottato nei paesi di antica democrazia. “Ma da noi”, aggiunge rivolto ai forzisti e ai leghisti dubbiosi “si cerca di fare confusione come se la Lega potesse andare con i laburisti. Invece la Lega è liberista e con le altre forze dà vita a un polo liberista, cristiano e federalista, quindi insieme al polo laburista, darà vita a un governo costituente forte e stabile, che darà tranquillità ai mercati internazionali”. Insiste Bossi a definire la Lega movimento di “destra”, ma destra moderna, liberista, ma intanto pensa a un governo dei due poli “che potrebbe durare sino alla fine della legislatura”, visto che per fare le riforme occorre tempo. E il presidente del Consiglio chi potrebbe essere? Un giornalista fa il nome di Cossiga. Ride Bossi: “Per fortuna non tocca me decidere, tocca al presidente Scalfaro. Mi auguro che si tratti di un presidente del Consiglio forte ed equilibrato”. - di GUIDO PASSALACQUA
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