Ma quanto ci costa Rete4?
Ma quanto ci costa rete4?
di Barbara Fois
La finanziaria prevede dei tagli davvero preoccupanti: salute, scuola e adesso anche la sicurezza. Ma i soldi per i decoder, quelli si sono trovati e mica due soldi: 150 milioni di €, da aggiungersi ai 250 già stanziati. Che i decoder a marchio Amstrad siano prodotti dalla Solari.com, di propietà di Paolo Berlusconi forse non è un mero caso. Così come il fatto che vengano venduti sui canali Mediaset, nel servizio Media shopping, abbinati a una smart card del valore di 10 euro: un conflitto d’interessi nel conflitto d’interessi. E tuttavia sono i più cari d’Europa ( lo dice quell’estremista del Sole 24 ore!), nonostante vengano assemblati in Cina, con manodopera a costi quasi zero. Riassumendo: dobbiamo compraci un decoder prodotto dai Berlusconi, finanziato dal governo di Berlusconi con soldi nostri, per andare sul digitale e salvare così Rete4 di Berlusconi. Però!! Ma non finisce qui. Mediaset ha cominciato a espandersi anche sul digitale, occupando con ben 5 canali Premium altrettante frequenze, utilizzando una norma ad hoc del Regolamento sul digitale, che dice che un canale che non raggiunge 24 ore di trasmissioni alla settimana non può essere computato come tale dalle norme antitrust. Grazie a questo trucco Mediaset occupa spazi che potrebbero utilizzare altri operatori. Cioè si sta ripetendo sul digitale quello che ha già fatto nell’analogico. E Francesco Di Stefano ha denunciato anche questa anomalia. Chissà se gli andrà meglio, che con la vertenza contro Rete4, che gli occupa abusivamente la frequenza che è sua!
Ma i nostri guai non sono finiti qui: dopo aver comprato il decoder e pagato un tecnico per montarcelo, potremmo non vedere proprio nulla lo stesso. Mentre infatti il segnale analogico si può vedere anche maluccio, quello digitale no: viaggiando su frequenze matematiche o lo si vede bene o non lo si vede affatto. E basta poco a non poterlo ricevere bene: se l’antenna non è perfetta, se il nostro televisore è obsoleto, se il segnale nella nostra zona non si riceve bene, beh, potremmo non vedere proprio nulla. E allora? Beh, dovremmo – sono le associazioni dei consumatori che lo consigliano – prima di comprare il decoder verificare come sia il nostro impianto e se non va bene dovremmo aggiornarlo, magari cambiando l’antenna o anche il televisore. Inoltre se anche andasse tutto bene non vedremo niente di più di quello che vediamo adesso, perché gli altri paesi europei non hanno ancora fatto il cambio (previsto fra 7 anni!!) e la Rai o Mediaset non hanno ancora programmi interattivi.
Dunque?
Che ci andiamo a fare sul digitale?
E soprattutto: quanto ci costa salvare Rete 4 al cavaliere?
(da: democrazialegalità, barbara09nov05.htm )
Una vicenda esemplare che piomba nel silenzio assordante della stampa italiana
CASO EUROPA7
Di Gianni Rossi
La vicenda delle frequenze negate al network Europa 7 di Francesco di Stefano è ormai alle sue ultime battute. L’alta Corte europea del Lussemburgo sta per emettere la sentenza, mentre l’Avvocato generale della stessa Corte, ha già pronunciato la sua requisitoria che chiede la condanna dello stato italiano per il suo comportamento ingiustificatamente lesivo dei diritti acquisiti dalla Tv privata italiana, favorendo di fatto Retequattro del gruppo berlusconiano Mediaset. Da otto anni va avanti questa vicenda, senza che la grande stampa o le televisioni, pubbliche e private, se ne interessino o, almeno, riportino i dati di cronaca. E’ un “silenzio assordante e inquietante”, che sa tanto di omessa denuncia del conflitto d’interessi macroscopico esistente nel nostro paese e che fa capo a Silvio Berlusconi, già capo del governo, oggi leader dell’opposizione di centrodestra e proprietario del più grande gruppo multimediale privato italiano. Ne abbiamo parlato con il professor Ottavio Grandinetti, costituzionalista, difensore di Europa 7, il proprietario del network, Francesco Di Stefano, e il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti.
Ottavio Grandinetti, difensore di Europa 7, docente diritto dell’informazione università Udine.
“Queste conclusioni sono adottate dall’avvocato generale che funzione come difensore del diritto comunitario, simile al ruolo che ha il procuratore c generale nei giudizi civili in corte di cassazione , in cui il pm interviene e conclude nell’interesse della corretta interpretazione della legge. Una requisitoria che l’avvocato generale svolge in assoluta autonomia sia dalle parti in causa sia dalla corte stessa di giustizia. Quindi queste conclusioni hanno tutta l’autorevolezza che deriva loro dal fatto di essere espresse da un magistrato e in situazione di assoluta “terzietà” rispetto alle posizioni della parti.
Se la Corte di giustizia del Lussemburgo nella decisione finale che adotterà tra qualche mese accoglierà queste conclusioni, la causa tornerà dinanzi al consiglio di stato italiano, il quale in applicazione del diritto comunitario, per come interpretato dalla corte di giustizia, dovrà adottare i provvedimenti atti a garantire che ad Europa 7 siano assegnate le frequenze radiotelevisive, oggetto della concessione rilasciatele dallo stato italiano nel 1999”
Francesco di Stefano, proprietario di Europa 7:
“Sono evidentemente soddisfatto delle conclusioni dell’Avvocato generale della Corte di giustizia europea. Mi aspetto che la Corte del Lussemburgo confermi tra breve, e magari migliori, la decisione . L’amarezza viene tutta dall’assoluta mancanza di risalto data a questo evento, pur così importante, dalla grande stampa italiana e dalla televisione nazionale. Siccome questa assenza orami dura da otto anni, mi piacerebbe molto capire perché ciò accada. E questo succede quasi esclusivamente per la nostra vicenda. Il “Corriere della sera” in otto anni non si è mai occupato della nostra vicenda, che cosa devo pensare ci sia dietro?”.
Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21:
“Non sappiamo quale sarà la sentenza finale, in queste vicende è bene attendere il giudizio definitivo senza strumentalizzare né cedere alla propaganda. Ci appare francamente singolare il silenzio e l’indifferenza, tranne pochissime eccezioni, che è stata riservata dai media italiani ad un pronunciamento così autorevole e che affronta un nodo delicatissimo quale quello delle frequenze, che vorremmo ricordare fa parte anche della procedura di infrazione che la Commissione ha riservato allo stato italiano. Dal momento che in Italia non mancano opinionisti e editorialisti che ogni giorno fanno lezioni sulla necessità di aprire i mercati, liberalizzare e rispettare le regole, non vorremmo che questa vicenda passasse sopra le loro teste come un “temporale estivo”. Sarà un caso, ma quando ci sono di mezzo le frequenze, la pubblicità, il conflitto di interessi e le posizioni dominanti, sembra prevalere un silenzio assordante e di parte. Ci auguriamo che la vicenda Europa 7 e di Francesco di Stefano venga trattata con lo stesso garbo ed ossequio, spesso riservato ad altri imprenditori del settore.”
13/09/2007
(da: Articolo21, .info/notizia.php?id=5389)
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