La clandestinità diventerà reato: svolta nel decreto sulla sicurezza – parte 1

Scartabellando su internet, ieri ho trovato un articolo on line che mi ha fatto fare un piccolo salto sulla sedia: il Ministro dell’Interno del Governo appena insediatosi, Roberto Maroni, ha infatti annunciato con una frase roboante che verrà introdotto il reato di immigrazione clandestina.
“Ohibò! – mi son detta – Ma essere clandestini non era già un reato?”
Evidentemente no, se la cosa ha suscitato tutto questo clamore. Ad ogni buon conto, per levarmi uno sfizio, sono andata a controllare, ed ho scoperto che un Decreto Legislativo di ben dieci anni fa, ai tempi del Governo Prodi I, aveva bello e che regolamentato la cosa tanto più che nel 2003 una sentenza della Cassazione aveva anche confermato la cosa e fugato gli eventuali dubbi: lo straniero che non ha un documento valido è un clandestino che va arrestato.
Ma allora perché tanto scalpore su quella che aveva tutta l’aria di essere un’ovvietà e, dopo un rapido controllo, effettivamente un’ovvietà era?
Mah, sicuramente farò un errore da qualche parte.
Proseguendo nella lettura di quest’articolo, noto che è previsto un ritorno alla versione dura e pura della famosa legge Bossi-Fini. Niente di nuovo neanche qui, dunque, perché quella legge è entrata in vigore nel luglio 2002, e ci son stati quasi quattro anni di Bossi e Fini al Governo per farla applicare così come piaceva a loro: con dei risultati non propriamente lusinghieri, a dirla tutta. Ma, indipendentemente da questo, niente di nuovo sotto al sole neanche in questo caso.
Leggo ancora che verranno stanziati nuovi fondi per aumentare l’efficacia del nuovo corso, anche se non si sa ancora dove verranno trovati i quattrini (il Ministro dell’Economia Tremonti, puntuale come un orologio svizzero, ha già detto che i soldi non ci sono), ma neanche questo mi stupisce: se si fa una propaganda basata sulla sicurezza, sicuramente non vai a tagliare le spese delle forze dell’ordine come prima mossa.
Continuo a leggere ed in coda noto che verrà, sempre quattrini permettendo, aumentato il numero dei Centri di Permanenza Temporanea. Ah, ok. Erano stati istituiti durante il Governo Prodi I nel ‘98 dalla legge Turco Napolitano, e son dieci anni che fanno il loro lavoro: dov’è la novità?
Provo a documentarmi meglio, e trovo un altro articolo che pare sviscerare meglio la questione: leggo di inasprimenti delle pene e di giri di vite nei confronti di chi in carcere già ci sta, oltre che una particolare decisione per quanto riguarda chi compie “reati di grave allarme sociale“.
Mi fermo di nuovo, e mi chiedo: “ma quali sono i reati di grave allarme sociale?”
Così, su due piedi, mi verrebbe da rispondere “gli stupri”. Poi ci penso un attimo su, e trovo che di ben più grave allarme sociale, se non altro guardando i “crudi” numeri, dovrebbero essere ad esempio le così dette morti “bianche”, le morti sul posto di lavoro. Ed anche sugli “stupri” ci sarebbe da ridire, perché se una dice “stupro” pensa al delinquente (magari romeno) che violenta la malcapitata di turno, ma in realtà la gran parte degli stupri e delle molestie nei confronti di donne e bambini avviene tra le quattro mura domestiche, a lavoro, a scuola, ad opera di rispettabilissimi italiani, non da parte dell’extracomunitario di turno in qualche angolo buio delle zone più malfamate delle città italiane. Ed, a questo, mi vien da aggiungere un’ulteriore considerazione: chi decide quali sono questi reati di “grave allarme sociale”? A quanto mi risulta il miglior veicolo dell’allarmismo nella società contemporanea sono i mass media: nella società dell’immagine se non vieni “raccontata” da qualcuno semplicemente non esisti. Se non ci fossero stati mesi e mesi di “dagli al romeno stupratore”, dubito fortemente che la mia prima risposta alla domanda sarebbe stata così spontanea e dettagliata. Dunque, mi verrebbe da concludere che, evidentemente, il legislatore si rimette mani e piedi all’informazione: decidano i giornalisti cos’è grave e cosa no. Evviva lo Stato di Diritto.
Nel corso dell’articolo noto infine che il Ministro Maroni ha detto diverse cose anche condivisibili, ma c’è un altro aspetto che mi stupisce: lo schieramento che da più di dieci anni spara a zero sullo “strapotere della magistratura” vuol lasciare margini di discrezionalità enormi ai magistrati ed alle forze dell’ordine stesse: arresto facoltativo per chi guida in stato di ebrezza, salto dell’udienza preliminare in caso di prove evidenti (evidenti secondo chi?) di colpevolezza, e tante amenità del genere.
Ma al di la’ di questo, ciò che più mi lascia perplessa è il sensazionalismo dei titoli che ho letto: parlano di svolta, ma ad andare a veder bene le cose non mi sembra che ci sia niente di nuovo, quanto piuttosto la solita vecchia ricetta, ripetuta e ribadita da sempre.
Vabbè, vedremo come andrà a finire.

21 Risposte

  1. Bel post mia cara. Davvero un bel post.
    E riguardo al reato di clandestinità, evidentemente la Bossi-Fini o non lo prevedeva, oppure non lo si poteva applicare.
    In entrambi i casi, la prova provata, conclamata ed addirittura confermata dal Maroni stesso che quella legge fa schifo, ha sempre fatto schifo, eppure la Lega Nord si è acchiappata un bel 8% anche e soprattutto grazie alla mistificazione mediatica di quell’obbrobrio.
    Intanto noi facciamo informazione (perchè loro fanno DISinformazione) e primo o poi qualcuno cambierà idea.

    Ne sono certo…

    almeno spero.

  2. Mograssie, caro.
    Comunque sì, è decisamente il caso che le promesse vengano “acchiappate”.
    Oh, non si sa mai che le mantengano: sai che spottone che gli facciamo?
    Ghghghghg…

  3. Se questi mantengono qualche promessa, possiamo anche dimenticarci di rivedere un bamboccio di finta-sinistra al governo per almeno 40 anni.
    Perchè come tu sai, Berlusconi vivrà in eterno.

  4. A quanto risulta a me la Bossi-Fini prevede il reato di immigrazione nel caso di favoreggiamento della stessa (ad esempio nei confronti degli scafisti) e nei confronti dell’immigrato ma solo se rientra dopo essere stato espluso. Essere clandestini di per se non è tutt’ora un reato per quanto ne so.

    Il D.L. 286/98 sopra citato non mi pare indichi niente a riguardo del reato di clandestinità per un immigrato, in particolare l’articolo 6 comma 3 (se a questo ti riferivi) parla dei casi in cui uno straniero “non esibisce, senza giustificato motivo, il passaporto o altro documento di identificazione”… La cosa è facilmente aggirabile per un clandestino semplicemente dicendo che ha perso il documento in mare o che è andato comunque distrutto.

    La sentenza che citi riguarda semplicemente un clandestino che si era dichiarato sprovvisto di documenti giustificando la cosa con il fatto stesso di essere immigrato clandestino (invece di dire magari che glielo avevano appena rubato), la sentenza specifica invece che in questo caso “Lo stato di clandestinità dell’immigrato straniero non costituisce giustificato motivo per la mancata esibizione di uno di tali documenti”.

    Per quanto riguarda la discrezionalità e il potere decisionale dei magistrati certamente secondo me deve essere possibile valutare l’operato di coloro che ne abusano (come già possibile), ma nessuno (tantomeno Maroni) mi pare abbia mai detto di volere scavalcare la loro autorità decisionale in materia.

    Infine le morti sul lavoro non sono di per se reati, ma reati lo diventano solo in seguito agli accertamenti del caso; nel caso di reato accertato logicamente suppongo si andrebbero ad applicare anche qui i “giri di vite” auspicati.

    Ciao.

  5. Prima di prendere provvedimenti, bisogna “dimostrare” che un clandestino è tale. Un clandestino è tale quando non ha i documenti che certifichino la liceità della sua presenza in Italia. Fine. Vuoi togliere il “senza giustificato motivo”? Scusa, ma un extracomunitario (ad esempio, statunitense, perché tutti pensano ad asiatici, africani, ed est europei, ma anche i cari amici a stelle e strisce sono extracomunitari) che si installa in Italia per qualche mese (per studio, ad esempio, o anche per lavoro), secondo te va in giro col visto in tasca? Cacciamo via per direttissima anche lui?

    Quanto alla “discrezionalità” della magistratura, a me pare strano che la si invochi contro gli extracomunitari e chi guida ubriaco per poi pigliarsela con le “toghe rosse” e la “giustizia ad orologeria” perché s’azzarda ad indagare qualche papavero (l’attuale Presidente del Consiglio in primis), esercitando una “volontà persecutoria” (secondo gli stessi). Come dire, un controsenso?

    Sulle morti sul lavoro sono spesso frutto di “reato” (il governo Prodi ha chiuso migliaia di cantieri perché non a norma), o anche gli incidenti (mortali, ovviamente) d’auto: fanno di gran lunga più vittime. E sono, dunque, a logica, sono avvenimenti di “pericolosità sociale” nettamente superiore. Anche perché, con tutto il rispetto per le malcapitate, allo stupro sopravvivi, all’incidente mortale no: il metro della pena deve essere il danno, mica la risonanza mediatica.

  6. Non so come sarà impostata la legge sul reato di immigrazione clandestina che l’attuale governo ha annunciato. Quella legge che citi tu si occupa di altro: obbliga ogni extracomunitario a girare con un documento valido in tasca (non importa il permesso di soggiorno) pena eventuale anche la galera a meno di un “giustificato motivo” alla mancanza del documento… Dunque di reato di “immigrazione clandestina” non parla, ma solo di documenti di identità da presentare alle autorità.

    “Pigliarsela” come dici tu con certi magistrati “toghe rosse” non significa certo secondo me accusare o sfiduciare l’intera magistratura al punto da togliere loro i compiti… Al massimo significa, e spero venga fatto, aumentare i controlli sull’operato della magistratura stessa.

    Per quanto concerne le morti sul lavoro o gli incidenti stradali come scrivevo secondo me devono essere distinti in seguito agli accertamenti fatti: sicuramente se implicano reati (come nell’esempio che fai dei cantieri non a norma) spero bene che i “giri di vite” promessi riguardino anche questi.

    Ciao.

  7. Scusa Andy, ma non colgo la differenza tra l’”essere clandestini” ed il “non avere un documento valido”. Se sei un clandestino, non hai il documento valido, e viceversa. Tra l’altro, se possono mettere ME cittadina italiana in stato di fermo ed accompagnarmi in Questura nel caso mi chiedano la carta d’identità e non ce l’ho, non vedo perché non debbano farlo con un immigrato.

    Quanto allo “sfiduciare la magistratura”, all’entourage del PdC è sufficiente “sfiduciare” il pool di Milano. Missione compiuta, tra l’altro, visto che sono riusciti, per dire, a riabilitare la figura di Bettino Craxi trasformato da “latitante” in “esiliato”. Ma questo è un altro discorso. Il punto è che l’aria che tira è la “prudenza garantista” nei confronti dei “privilegiati” (leggi “quelli coi soldi”) deve diventare “giustizia spiccia” nei confronti dei “normali” (leggi “poveracci”).

    Terzo punto: i “giri di vite”, per quanto auspicabili, a me suonano un po’ come le gride manzoniane del mio post successivo a questo. L’esperienza mi insegna ad essere piuttosto scettica.

  8. L’immigrato clandestino può anche avere un documento valido (per esempio il suo passaporto) da presentare alle autorità che vogliono identificarlo: per cui le due cose non sono collegate e la legge che citavi non implica reato solo perchè clandestino.

    Io sono leggermente più ottimista sui “giri di vite” e anche sulla “prudenza garantista” (secondo me sacrosanta) a patto che siano applicabili a tutti i cittadini certamente.

    Ciao.

  9. Guarda che se hai un documento valido ma non hai i titoli per stare in Italia l’espulsione scatta comunque (articolo 13 comma 2 della 286/98 linkata nel post, in questo caso specifico).

  10. L’espulsione scatta (e ci mancherebbe che non), ma si parlava di reato di immigrazione clandestina; sono due cose diverse e il reato attualmente esiste solo in caso di rientro dopo l’espulsione, come avevo già scritto sopra.

    Ciao.

  11. Aspetta.
    Ricapitolando.
    1. E’ reato entrare senza passare dalle frontiere, nel caso avvenga si viene rispediti alla frontiera.
    2. E’ reato rimanere nel paese senza un permesso di soggiorno valido, in tal caso si viene rispediti alla frontiera.
    3. E’ reato non avere un documento di identificazione valido (i.e. il passaporto), nel caso si viene mandati in galera.
    In quale altra casistica rientra la “clandestinità”?

  12. Nei casi analizzati secondo la legge vigente è reato solo il non presentare documenti validi quando richiesto senza valida giustificazione, in tutti gli altri casi si tratta di illeciti amministrativi: entrare senza passare alla frontiera, e per gli extracomunitari soggiornare senza permesso (clandestinità). Lo stato di clandestinità non è attualmente configurato come reato.

    Ciao.

  13. Yep. Trattasi di “espulsione amministrativa” (come da denominazione dell’Articolo 13).
    Ma la sostanza (il risultato) è che il clandestino viene espulso.
    Continuo a chiedermi dunque dove sia la “rivoluzione” (che, ricordo, è la domanda che mi pongo nel post iniziale).

  14. Con il reato di clandestinità si può arrestare il clandestino e rimpatriarlo, elininando la semplice intimazione a lasciare il paese.

    L’intenzione mi sembra comunque quella di potere trattenere più a lungo i clandestini pressi i CPT (fino a 18 mesi) per poi rimpatriarli.

    Ciao.

  15. Ah. L’articolo 14 della 286/98 dispone che, in caso di impossibilità di espulsione immediata, l’immigrato venga trasferito in un CPT. Con la riforma Maroni andrebbe in galera. Continuo a non trovare differenze di sostanza.

  16. Non trovi differenze di sostanza tra illecito amministrativo e reato penale, tra permanenza temporanea e carcere, e tra espulsione con intimazione e espulsione con accompagnamento o rimpatrio… Io sì ;-)

    Ciao.

  17. La 286/98 prevede l’espulsione con accompagnamento. Le carceri sono già (di nuovo) piene (piani di edilizia carceraria, detto per inciso, continuo a non vederne), e si vuole anziché spedire un clandestino in un CPT (centri ideati APPOSTA per i clandestini), mandarlo in galera prima di essere rispedito a casa.
    Il risultato della riforma Maroni è che cambia il luogo di detenzione e l’espulsione “standard” verrebbe (trasformato da atto amministrativo a penale.
    A meno di “sorprese” nel testo, francamente non ci vedo questa rivoluzione copernicana.

  18. Il Dlgs 268/98 prevede l’espulsione con accompagnamento solo in alcuni casi: solo se il clandestino non ha rispettato una precedente intimazione a lasciare il paese, oppure su valutazione del prefetto (Art. 14 comma 4), negli altri casi (che è facile capire divengono la maggior parte) il clandestino è espulso con “intimazione” (Art. 15 comma 5)… In pratica viene dato il “foglio di via” e il clandestino è lasciato a se stesso.

    Il reato di immigrazione clandestina se creato come annunciato dovrebbe permettere come minimo solo l’accompagnamento del clandestino (non puoi lasciare libero un detenuto) e dovrebbe trasformare i CPT in centri di detenzione fino a 18 mesi per i clandestini.

    Non sarà una rivoluzione copernicana magari, e si può non essere d’accordo e contestare la fattibilità, ma così come annunciata non è una “ovvietà” perchè modifica totalmente legge che citavi, o quantomeno mi pare una inutile presunzione stabilirlo a priori.

    Ciao.

  19. Mi devo correggere: gli articoli sopra riportati sono Art. 14 comma 4 e comma 5 (non Art. 15).

  20. Domandina ina ina: o che tu fai, il magistrato?

  21. [...] si usava dire “contrordine compagni!“ Ora scopriamo che il clamoroso (almeno a leggere i giornali) reato di clandestinità non verrà inserito nel decreto sicurezza. Forse, nel disegno di legge. In [...]

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