Alla luce di quanto ho appreso rispetto alle varie (5) mozioni congressuali, alla luce della totale mancanza di progettualità pragmatica da parte di ogni mozione, propongo qui in modo lapidario alcune mie idee, per invertire la rotta destabilizzante e deleteria dell’inattivismo politico di Rifondazione Comunista, in vista del prossimo Congresso Nazionale di Chianciano.
In ordine sparso
- Creare un canale televisivo sul digitale terrestre e/o satellite in cui si dia spazio alle voci della società civile. Niente bischerate stile Verdi con EcoTV, ma sulla linea tracciata da MegaChip
- Radicale mutamento dei regolamenti federali e quindi congressuali rispetto alla possibilità di intervento da parte dei giovani iscritti. Ogni iscritto deve avere facoltà di intervento in ogni sede ed in ogni riunione.
- Snellire le procedure burocratiche per rendere le sezioni territoriali mutuali e reciproche nelle attività di quartiere. I federali devono solo coordinare, non decelerare. In una parola, decentralizzare e cooperazione, soprattutto utilizzando la rete come media veloce di scambio per l’orgranizzazione
- I compagni vengano giudicati da ora in poi dalla bontà e quantità di progetti e programmi, non dall’anzianità di partito. Gramsci era ventenne quando fondò Ordine Nuovo. Fosse dipeso dai nostri attuali dirigenti, sarebbe stato certamente frenato perchè troppo “inesperto”.
- Collaborare attivamente con gli organi studenteschi, sin dalle scuole dell’obbligo, promuovendo incontri sociali e politici, specie nei quartieri più degradati. La presenza deve essere visibile, non eterea
- Destituzione di ogni dirigente nazionale e locale: tutti sono rei della sconfitta elettorale, e pertanto tutti devono presentare le proprie dimissioni. I perdenti hanno avuto la loro chance, l’hanno sprecata, per ragioni che non sto qui a raccontare. Dunque si facciano da parte. Questo punto si sarebbe presentare al CPN come mozione unitaria. I furbacchioni hanno deciso di fare “autocritica”, ma solo rispetto agli altri.
- Collaborare attivamente con gruppi extra-partitici che si occupano di integrazione ed analisi sociale. Non mi interessa sapere se essi abbiano il bollino blu “del buon comunista”. Se i loro progetti sono validi, validi rimangono.
- Rivalutazione delle periferie, promuovendo concerti, dibattiti, aggregazione sociale giovanile, utilizzando le nuove forme di espressione adolescenziale come un tramite per avvicinarci a realtà ben lontane dall’organicità statica di un partito
- Incentivare le sezioni ad operare: le sezioni che non creano, non ottengono sovvenzioni. Semplice legge di mercato. A qualcuno non piacerà, a me invece sì. Solo chi opera può decidere. I lavativi che continuino a farsi le canne al parco, ma non più spalleggiati dal partito.
- Riconquistare la credibilità persa entro le fabbriche: per farlo, riappropriazione sociale dei sindacati, coinvolgendo gli operai all’interno del dibattito politico. Gli operai si devono sentire direttamente soggetti pensanti ed i militanti devono riuscire a proporre con le giuste strategie le proprie istanze entro i luoghi di lavoro salariato. Nient’altro che Egemonia Gramsciana. Nè più, nè meno. Ma bisogna attuarla questa benedetta egemonia, non starnazzarla solo perchè rende più furbi il solo enunciarla.
- Creazione di un sindacato dei precari, non gerarchico, dinamico, che faccia da portavoce delle problematiche contrattuali entro le sedi politiche
- Istituzione di scuole e corsi atti a preparare quadri e dirigenti istruiti nelle tematiche istituzionali, capaci di saper governare (per far ciò, responsabilizzazione con turni di amministrazione e gestione nelle giunte e commissioni locali), educati alla responsabilità politica, educati al rispetto delle regole e dei mandati elettorali
- Promozione a tutto spiano di progetti sociali, per far fronte al caro vita, alla cassa-integrazione, alla disoccupazione, alla vita quotidiana di ognuno di noi. Chi ha idee, proponga e si agisca immediatamente.
Giusto per iniziare.
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