Breve cronistoria di due anni vissuti pericolosamente.

Prima di lasciarci per le meritate vacanze, tiro giù due righe sulla situazione politica italiana del prima e dopo Elezioni Politiche 2008. Se l’analisi da 4 soldi è troppo lunga e vi annoia, lasciate stare. Non perderete nulla di importante.

Breve cronistoria di due anni vissuti

pericolosamente.

A metà 2006, le elezioni politiche nazionali decretano un risultato elettorale sconvolgente, dopo 5 anni di Berlusconi II e III, la coalizione di centro sinistra, capeggiata da Romano Prodi, riesce con un sostanziale pareggio (scarto di 20 mila e rotti voti) alla Camera ed una sconfitta al Senato, rattoppatta grazie alla riforma della legge elettorale voluta dal Repubblichino Tremaglia con il voto degli italiani all’estero, ad ottenere il Governo nella XV Legislatura. Anche il peggior analista politico riesce a comprendere che la legislatura sia un morto che cammina, poichè il governo si regge solo su di una manciata di senatori. Passano pochi giorni e già il primo senatore del centro sinistra effettua il famigerato salto della quaglia: trattasi del senatore dell’IdV, Sergio De Gregorio. Da quel momento in poi ogni votazione al senato sarà operazione chirurgica, da effettuarsi sempre o molto spesso con l’ausilio dei senatori a vita. Si scatena quindi da subito una lotta intestina tra maggioranza che reclama il suo diritto a far fronte al voto dei senatori a vita, tutelati dalla Carta Costituzionale, e la minoranza (o opposizione) che ne denuncia la legittimità (in realtà Berlusconi divenne primo ministro proprio grazie ai senatori a vita, oltre a far uso ed abuso di voti di fiducia, pur avendo una maggiornanza parlamentare che mai nessun altro governo ottenne prima di lui. NDR). Lo stesso Capo dello Stato, tal Giorgio Napolitano, eletto subito dopo le elezioni politiche dopo 4(?) tornate, denuncia un abuso del voto di fiducia da parte della maggioranza. La stessa maggioranza che in realtà avrebbe, seppur pochi, voti per governare, si lascia incanalare in intifade che la lacerano profondamente. Sembra di assistere ad una guerra civile all’ultimo sangue, ciceroniani e catilinarii. I riformisti dei DS tentano di trovare tutte le volte la quadra, tra cattolici popolari e comunisti, o tra cattolici popolari ed esponenti dell’IdV. I comunisti, insieme ad alcuni riformisti, alzano timidamente la voce su PACS. I comunisti alzano la voce su questione TAV, Dal Molin, finanziaria. I popolari e poi successivamente la micro compagine diniana si mette di traverso, invocando con una certa frequenza la caduta del governo se non verranno rispettate certe vertenze di stampo “liberale”. Passa la legge sull’indulto, votata anche dall’opposizione e questa sarà una spada di Damocle sulle capoccione della maggioranza, specie tra la gran parte della società civile, che mai tollererà questa legge (sebbene fosse inclusa nel programma biblico di Prodi & Co.). Nel frattempo l’Italia propone la moratoria sulla pena di morte, si propone come ispiratrice dell’operazione militare Unifil, con una conferenza a Roma che sarà quasi certamente il punto più alto della politica estera di questo Governo. Da buon marpione qual’è, Berlusconi usa ogni mezzo a sua disposizione per dare la famosa “spallata”. Si adopera sin da subito, ed infatti De Gregorio accetta la parcella. Ogni volta che si vota, c’è lo spettro di chi sarà il prossimo a tradire il mandato elettorale. Assistiamo poi a due eventi fondamentali: ad Ottobre con una manifestazione della sinistra estrema, che si spacca in due. Da una parte, a Roma si trovano i partiti. Da un’altra parte, sempre a Roma, tutto il resto della galassia “a sinistra”. La prima manifestazione è un flop clamoroso. La seconda un successo enorme. Le due manifestazioni si differenziano sostanzialmente sull’appoggio o meno da dare a Prodi & Co. I primi a favore, od in parte a favore, i secondi no. E’ strappo netto tra base e partiti a sinistra.
Secondo evento fondamentale, votazione sulla questione finanziamenti Afghanistan. Prima di votare, il Ministro D’Alema si reca in Giappone per lavoro ma lascia una dichiarazione sibillina: “fatemi trovare un governo al mio ritorno”. Il Governo va sotto, con un abile trucchetto dell’opposizione. Due senatori della sinistra comunista votano contro il governo. Vengono espulsi dai rispettivi partiti e creano movimenti indipendenti che dichiarano di votare da ora in poi secondo coscienza. L’opposizione annuncia che il Governo è fallito e sostiene che si debba tornare a votare. Prodi sale al Quirinale, ma Napolitano mantiene la fiducia in lui. Il Governo va avanti, ma ora Prodi prende la palla in mano e decide autonomamente quali siano i dodici punti insindacabili su cui intende lavorare. In pratica, o fate come voglio io da ora in poi, o si torna a casa. Il tutto sembra reggere. Berlusconi lacera dalla sua parte la sua coalizione, Fini sembra effettuare il decisovo strappo. Tutto sembra presagire qualcosa di positivo per il centro sinistra. Ma in politica tutto è possibile. A gennaio 2008 il governo il cade al Senato dopo averla fatta franca alla Camera. Dimissioni di Prodi accettate da Napolitano, via alle consultazioni. Si prospetta un governo tecnico con a capo Marini, presidente del Senato, ma tutto sfuma e si va alle elezioni anticipate ad Aprile.
Qui inizia l’avventura del signor Bonaventura.
Veltroni, che si dimette da sindaco di Roma all’ultimo secondo disponibile, prende le redini del Partito Democratico, neonato partito fondato dalla fusione tra DS e Margherita. Berlusconi capeggia un mix tra Lega, MPA, AN e FI. L’UDC va da sola, così come la Sinistra Arcobaleno. Di Pietro si allea al PD, e Storace va a cazzi suoi, trombato da Berlusconi con abili mosse di mercato.
Perchè la Sinistra Arcobaleno decide di andare sola? Veltroni non è Prodi, ed a Veltroni i comunisti, verdi e sfigatelli esonerati (leggasi cacciati a pedate) dai DS che si riuniscono sotto la dicitura di SD (sinistra democratica), non piacciono. Non li sopporta. Imputa a loro la colpa della caduta di Prodi. E’ una mezza bugia o mezza verità a seconda di come si voglia vedere la faccenda. I Comunisti di Rifondazione Comunista avevano presso il Governo un Ministro, tal Paolo Ferrero, alla Solidarietà Sociale, un ministero che valeva come il due di picche. Perchè Rifondazione aveva solo tale ministero, in fondo erano la terza forza entro la coalizione? Perchè Fausto Bertinotti, segretario di RC, volle a tutti i costi la Presidenza della Camera a seguito delle elezioni 2006, una tra le 5 più alte cariche dello stato. Allorchè il bonus RC l’aveva sprecato ed ora il partito si doveva accontentare dei rimasugli. I Comunisti di RC e del PDCI, con in parte i verdi, avevano sempre puntato il piede su alcuni questioni che ritenevano fondamentali. Su tutte la prima finanziaria passa dopo un corposo e sofferto riaggiustamento. Lo stesso Ferrero sostenne più tardi che la lettura della prima bozza di quella finanziaria gli fece orrore.
Il punto fu che i bilanci dell’Italia si dovevano risanare causa malgoverno finanziario di Berlusconi II e III, e come spesso accade in Italia pagano sempre i più fessi e scemi. Prodi promise che dalla seconda finanziaria in poi ci sarebbe stata redistribuzione, tramite il tesoretto accumulato con la prima. Questo almeno è quanto confermavano anche Padoa-Schioppa, Visco e Bersani. Tale tesoretto sembra non esserci a detta di Tremonti, l’attuale ministro delle Finanze del Berlusconi IV. I Comunisti poi puntarono i piedi anche su Pacs, TAV, Dal Molin e soprattuto aumento finanziamenti alle forze armate (circa +13% sotto Prodi). Il messaggio percepito dalla nazione fu pressapoco questo “se avete firmato un programma, il programma dovete rispettarlo. Se non vi sta bene questo governo, andatevene ma non potete scassarci le palle ogni giorno comportandovi come dei bambini pestiferi”.
Udeur e Dini, da esperti frequentatori delle sale parlamentari, se ne lavarono le mani, benchè furono loro a paventare le dimissioni e la caduta del governo. Tuttavia, usando modi più fini, il messaggio alla nazione non giunse così diretto e brutale. Mastella, ministro della Giustizia, fu l’artefice della caduta ufficiale del governo, non sentendosi secondo lui ampiamente protetto da Prodi durante l’indagine della magistratura sul suo conto e quello della moglie.
Morale, Veltroni si volle levare dalle palle ’sti rompiscatole di comunisti, ecologisti della domenica e 4 sfigati di trombati DS. Disse loro, non ho bisogno di voi, corro da solo e questa è l’ultima mia parola. E così fu infatti. I risultati delle politiche 2008 sono noti. Veltroni ed altri nel suo partito si rammaricano che i comunisti, dopo 60 anni di storia Repubblicana, non siano presenti nel Parlamento. Ma in fondo sti cazzi. A seguito dell’ecatombe elettorale, Fausto Bertinotti, alla guida della compagina della Sinistra Arcobaleno, si dimette da ogni incarico politico, dichiarando il tutto non di fronte al proprio partito, ma in una conferenza stampa dinanzi a qualche giornalista. E’ stato bello, e mo fottetevi senza di me.

Questa è pura e banale cronistoria, non ho voluto dare giudizi politici su fatti/persone, ci sarà tempo per quello.

Fine prima parte

Lascia una Risposta