Un amico conosciuto tramite la rete, con cui spesso mi trovo in disaccordo specie su questioni riguardanti il PD, mi ha recentemente fatto notare che io non abbia compreso ancora la differenza tra strategia e tattica, riferendosi al PD. L’argomento in questione riguardava l’articolo di Gomez di cui abbiamo recentemente parlato. Ci ho riflettuto su quel tanto che basta da decidere di tirar giù due righe. Mi sono andato a rinfrescare la memoria sul significato di strategia e tattica sul De Mauro e fortuna vuole che l’idea che mi sono sempre fatto di questi due termini sia pressapoco simile a quella del dizionario. Dunque l’arcano tra me ed il mio amico non si limita al significato, ma al significante. Bene, il primo ostacolo l’ho superato indenne, ora accingiamoci al secondo, sicuramente più duro. Sostiene il mio amico che io stia sbagliando a sostenere che per vincere politicamente Berlusconi (obiettivo) si debba parlare troppo, o probabilmente in generale a sproposito del Berlusconi stesso (strategia). Se io fossi uno psicologo certamente analizzerei me stesso come caso vincolato alla figura di quel politico, perchè ce lo metto dentro spesso e volentieri. RI-bene, ammettiamo che sia io un caso da analizzare e che perciò la mia tattica sia fallimentare ed abbia ragione lui, il mio amico. La mia tattica infatti prevede di incalzare ogni singola magagna del P2ista (e già chiamarlo in questo modo piuttosto che col suo nome di battesimo fa parte della mia linea d’azione), puntando a screditarlo ogni qual volta sia possibile. Ciò che intendo adottare è una strategia attiva e d’attacco. Il mio amico invece propende per un’altra strategia, se non di difesa o passiva, certamente meno arrembante e roboante.
Non sono mai stato un grande stratega, lo ammetto. La mia vita professionale lo sta a dimostrare: se avessi seguito i consigli di mia sorella, a quest’ora avrei certamente ottenuto molto di più. Il buon Dio però mi ha fornito altre qualità, perchè se tutti fossimo dei Carl Von Clausewitz o Erwin Rommel in guerra mancherebbero tante figure professionali, tutte necessarie per raggiungere la vittoria ed il successo. Se fossi stato un militare, se avessi scelto questa professione avrei optato per lo spionaggio e sabotaggio. Aspiro ai low profile ma decisivi, quelli che “non mi sarei mai aspettato che fosse lui, ed invece…”. Apro una parentesi: ho sempre pensato che fosse Rommel, la Volpe del Deserto, il generale più astuto del III Reich. Ho invece scoperto che fu Karl von Rundstedt il generale più capace, questo almeno è quanto sostengono Dwight Eisenhower e Bernard Montgomery. Chiusa parentesi.
Vuoi arrivare al sodo?
Oops, scusate. Quando inizio a divagare, divago.
Il succo del discorso è il seguente: se Walter Veltroni, Dario Franceschini, Goffredo Bettini & Co. hanno optato per adoperare altro stile nel combattere Berlusconi è perchè si son fatti due conti ed hanno ritenuto che la vecchia tattica fosse deleteria. La vecchia tattica prevedeva per l’appunto l’assalto frontale, stile T34 sul Reichstag di Berlino. Sostiene questa corrente del PD (non che i dalemiani siano troppo distanti, ma dei distinguo ci sono a voler leggere tra le righe, in cui si trovano solitamente le parole) che l’antiberlusconismo abbia soltanto arrecato danno al lungo andare alla “sinistra” – il virgolettato ce lo metto, non me ne vogliano – italiana e perciò ormai considerato deleterio. Sostiene Veltroni che essere “anti” qualcosa è pratica nichilista non suffragata da una strategia efficiente: egli si è sempre contraddistinto in campagna elettorale come propositore di un progetto, piuttosto che di abbattitore di uno altrui. Strategia interessante che se fosse accompagnata da altrettanta tattica efficiente sarebbe il non plus ultra della politica italiana. I dubbi in me rimangono, non me ne vogliano di nuovo.
Nella barra laterale sinistra di questo blog noterete, almeno i più attenti, il banner dell’iniziativa del Partito Democratico, che avrà luogo il 25 ottobre 2008 e che ha come scopo il seguente
Salva l’Italia!
S’intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito. La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l’Italia, cominciando da stipendi e pensioni… (leggi il testo completo della petizione)
L’iniziativa in sè non è da buttare; mi lascia solo perplesso l’attendere e procrastinare questa linea d’azione sino al 25 di Ottobre. Si aspetteranno 6 mesi dalle elezioni di Aprile prima di poter vedere quali siano e saranno le progettualità del PD in veste di unica opposizione. Beh, in realtà di opposizioni in Parlamento ce ne sono di più, poichè l’Italia dei Valori ormai fa storia a sè, l’UDC si mantiene sempre sul crocevia in puro stile democristiano di essere amico e nemico di tutti allo stesso tempo. Infine vi è la Lega Nord, la quale ha sempre sostenuto che senza il federalismo fiscale il Governo può fare a meno del suo appoggio. A parte che questa vocazione identitaria della Lega è una ripetizione logorroica e stucchevole, in quanto questo benedetto federalismo fiscale non è stato fatto prima quando potevano e probabilmente non verrà fatto neanche questa volta, tuttavia dentro quella coalizione ci stanno e non si trovano neanche malaccio a ben vedere. Ma questa è un’altra storia.
Qual’è dunque questa linea d’azione del PD che io proprio non riesco ad individuare? Luciano Violante sostiene che con il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, bisogna dialogare. In democrazia parlamentare ci si aspetterebbe nè più nè meno che questo. Epperò in Italia il concetto di tale forma di governo è piuttosto labile e fallace. Il Ministro Alfano non ci ha pensato due volte prima di dare il via al lodo che prende il suo nome. Ora lo stesso Ministro sostiene che è disponibile al dialogo, ma alla fine sarà lui a decidere. Anche questo è il sale della democrazia parlamentare, nulla di astruso o complottistico. Ma anche qui c’è un ma grosso grosso: posso anche dialogare per 4 eoni, ma se tanto non mi schiodo dalla mia posizione, non è che cambi molto. Lo stiamo vedendo ora con il caso Alitalia, tra la Bad Company, Good Company, Governo e Sindacati. In pratica Berlusconi affermò che il piano di rinascita Alitalia era stato già siglato e che i sindacati dovevano e potevano solo accettarlo, ma non discuterlo. Ora, sembra che l’intemperanza del Primo Ministro sia stata stemperata e smussata. Staremo a vedere.
Il Partito Democratico quindi si avvia verso quello che le malelingue definiscono “inciucio”, termine molto in voga in Italia dal secondo dopoguerra in poi. Dichiarano queste malelingue che in realtà PdL e PD non vogliano effettuare quelle riforme per cui sembra che questa Legislatura sia nata (la famosa Legislatura Costituente), ma soltanto spartirsi lo spartibile non lasciando niente agli altri. Un do ut des di Machiavellica memoria.
Sinora il Partito Democratico non appare essere quell’opposizione dura ed intransigente che una buona parte degli elettori vorrebbero. Non stiamo parlando dei giustizialisti di Di Pietro, ma proprio di coloro i quali spesero il loro doblone per andare alle primarie piddine e scegliere Veltroni come loro Kaiser. La linea troppo morbida di Veltroni, che come ripeto potrebbe anche avere un senso, risulta efficace se e solo se produci qualcosa di tangibile, altrimenti non fai altro che divenire ricettacolo di critiche feroci da dentro il tuo organigramma.
Io lo dichiaro, come se ciò che ho scritto in questi mesi non fosse già sufficientemente lampante e chiarificatore: Berlusconi per me è il paradigma e tetragramma dell’italiano medio, categoria umana che detesto e rinnego da quando ho facoltà di coscienza politica. Questo personaggio in Europa non potrebbe esistere, negli Stati Uniti evitiamo di parlarne. In Thailandia c’è stato un caso simpatico: Thaksin Shinawatra è quell’ex primo ministro, sotto processo per corruzione, fuggito alla giustizia del suo paese, rifugiatosi in Inghilterra per motivi politici. Ci ricorda il caso di Bettino Craxi, definito dai suoi epigoni non latitante, ma esiliato. Prova provata che con le parole si possono costruire tanti castelli in aria.
Lo strano caso del signor Von Bulow, in arte Berlusconi, non arreca troppi grattacapi alla dirigenza PD: o meglio, vedendo che attaccarlo porta solo a perdere le elezioni, meglio tentare di dialogarci, vedi mai che ’ste si riescano a vincere. Questa è la loro tesi ovviamente.
La mia è un tantino diversa (ettepareva!): il Governo Prodi I era antiberlusconiano sin dalla campagna elettorale, vinse le elezioni e durante i quasi due anni fu oltranzista. Veltroni era l’allora vice Primo Ministro. Il secondo Governo Prodi era antiberlusconiano, vinse di poco le elezioni e rimase tale nella sua linea per tutti i due anni scarsi, anche qui, di mandato. Quei due governi NON caddero perchè erano anti-berlusconiani: il primo vuole la saggistica ufficiale cadde per mano di Bertinotti. Il secondo per mano di Mastella. La definisco saggistica ufficiale perchè chi è un po’ addentro alla politica nostrana saprà bene o quasi le vere ragioni della prima e seconda caduta. Ma limitiamoci all’ufficialità dei casi.
Quindi, perchè sostengono che l’antiberlusconismo non dia buoni frutti se in realtà è proprio grazie a questo che si vinsero due elezioni? L’unica volta in cui si tentò un’altra strada si perse con una batosta da ricordare per tanti anni, quella dell’Aprile 2008. Se risulta vero che gli elettori italiani si possono dividere sostanzialmente in questi tronconi
- anti-berlusconiani di ferro: nessun compromesso
- anti-berlusconiani lievi: qualche compromesso a patto di ottenere l’obiettivo prefisso
- berlusconiani lievi: gli si da fiducia a tempo
- berlusconiani convinti: Dio in terra e guai a chi lo tocca
il cui peso specifico, almeno vedendo gli ultimi risultati politici, è in ordine crescente, con distribuzione esponenziale positiva, è altrettanto vero che questa differenza di pesi specifici varia nel tempo. E varia secondo me non tanto perchè Berlusconi abbia dimostrato di meritare la fiducia (non a caso è l’anti Re-Mida dell’economia italiana. Guardatevi i dati Istat e Banca d’Italia o per chi lo legge The Economist): varia invece perchè è la galassia di tutto ciò che dovrebbe respingerlo perde consensi per ciò che NON ha fatto, a prescindere che sia anti o pro berlusconiano.
In conclusione, ed aspetto solo le smentite da quando il PD finalmente azionerà il turbo invece di andare sempre a diesel, l’antiberlusconismo tacciato come Cassandra per la sinistra italiana è un paravento per nascondere l’assoluta incapacità di risolvere gli annosi problemi del paese. Se Veltroni riuscisse a trovare una scusante per la sua incapacità, allora potrebbe rifugiarsi nel dire “vedete, è causa di questo atteggiamento che noi abbiamo perso”. Io ritengo invece che non essendo ancora in grado di formulare un’opposizione incisiva perchè mancano i programmi d’azione, allora si indugia sulla condanna all’anti-berlusconismo, in modo tale da prendere tempo e far mutare giornalmente parere ai propri elettori sempre più perplessi.
Nel frattempo Berlusconi, il quale due paroline con Veltroni le avrà certamente scambiate, fa divulgare ai suoi portaborse che il dialogo si può avere, mentre invece lui, l’anti Re -Mida può dedicarsi alla sua pratica più abituale e congeniale, quella di uomo solitario, indipendente, privo di qualunque senso del diritto e delle Istituzioni, rialsciando qualunque sorta di dichiarazioni antitetiche con la politica del dialogo di cui sopra. Tanto provvederà sempre il fedele Bonaiuti a smentire tutto. E’ pagato per quello e bisogna ammettere che svolge molto bene la sua mansione.
Che dire, che gli Dei ce la mandino buona e spero di sbagliarmi, perchè se non mi sbaglio saranno volatili per diabetici.
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