Questa perla di saggezza me l’ero persa. Chiedo venia.
Inizia al minuto 5, secondi 20. Ecco come Filippo Facci, il cosidetto Marco Travaglio della destra, giornalista de “Il Giornale”, giustifica la famosa frase di Berlusconi, in difesa di Marcello Dell’Utri.
In sostanza, la tesi di Facci è la seguente:
- “Vittorio Mangano non ha fatto il nome di Berlusconi, quindi è un eroe”
- “Se un mafioso salvasse mio figlio da un incidente stradale, sarebbe un eroe”
Tutta l’architettura è perciò basata su questi due capisaldi dell’ontologia patristica, un po’ come le 5 prove dell’esistenza di Dio da parte di San Tommaso d’Aquino. Potremmo dire che Facci ha impiegato solo 2 prove per dimostrare che il padrone del suo giornale abbia ragione ed il resto del mondo, ovviamente, è livoroso ed ha torto
Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi, B. Brecht
Dalle pagine del Giornale prende voce Filippo Facci, ecco che dice: “Sul serio: che dobbiamo fare con Marco Travaglio? Perché vedete, quelle di Marco Travaglio non sono «opinione diverse»: sono piccole e grandi falsità mischiate a omissioni, ciò che nell’insieme forma una cosa che si chiama propaganda.
Da capo: che fare, dunque? Non se ne uscirà, di questo passo. La logica degli ascolti e la vanità di questo addetto stampa della magistratura italiana presto ce lo mostrerà anche alla Prova del cuoco ad accusare Giuliano Ferrara di essere grasso (la sfottò per difetti fisici è una sua ossessione, da fascistello qual è) o a spiegare che la lobby dei tacchini natalizi era chiaramente citata nel «Piano di Rinascita nazionale» caro a Licio Gelli. Perché un altro punto, e ve lo dice uno che i verbali giudiziari li ha letti e masticati per vent’anni, è che Travaglio non è uno appunto che ha «opinioni diverse», Travaglio è un cialtrone. Marco Travaglio è un grandissimo cialtrone inviso a qualsiasi persona intellettualmente onesta e minimamente informata. È la faziosità pura, la riproposizione dei passaggi di alcune sentenze al posto di altri, di certi verbali al posto di altri, di certi avversari al posto di altri. È l’enfasi delle sentenze di condanna e in caso di assoluzione è la sottolineatura delle parti che la condanna auspicavano. È l’invenzione di status giuridici inesistenti (prescritto al posto di non colpevole, soprattutto) o è la citazione dell’articolo articolo 530 come «insufficienza di prove» anziché «assoluzione perché il fatto non sussiste».
http://www.berlusconi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=51&Itemid=32
Qui una dimostrazione di quanto Facci sia un tantino male informato. Sempre dallo stesso sito apprendiamo
All’ultimo Annozero Travaglio ha detto che Grillo non può essersi arricchito con l’antipolitica perché i quattro milioni di euro da lui dichiarati, in realtà, sono del 2005, e cioè di quando i vaffanculo day neppure li faceva. Non è vero, sono i redditi dell’anno scorso: ma a lui basta dirlo.
Ben lungi dal difendere Beppe Grillo, ma i redditi online che crearono scalpore qualche mese fa’ (si era a Maggio) erano riferiti al 2005, non al 2006 come sostiene Facci. Infatti leggiamo da Repubblica
Si arriva così a scoprire
che nel 2005
l’industriale Luciano Benetton dichiarava un reddito imponibile di 1.635.722 euro, mentre il comico Beppe Grillo 4.272.591 e 3.580.995 Roberto Benigni. Tra i volti celebri anche Sabrina Ferilli e Luciana Littizzetto: l’attrice romana nel 2005 dichiarava un reddito di 423.829 euro, mentre la comica torinese 1.824.084. Ovviamente nell’elenco ci siamo tutti, compresi i protagonisti di vicende di cronaca. Scopriamo allora che Olindo Romano, accusato della strage di Erba, dichiarava 18.809 euro.
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/economia/redditi-online/redditi-online/redditi-online.html
Altre simpatiche querelle tra Facci e Travaglio, prese da questo sito
<< A proposito: Biagi è stato cacciato. Non è vero, è documentalmente provato che è falso, niente di serio prova il contrario: ma a lui e altri lo ripetono sperando che la cosa passi in cavalleria. >>
Travaglio:
<< [...] arriva la vendetta di Saccà, che scrive a Curzi e a Cattaneo per sostenere che Biagi dalla Rai s?è fatto fuori da solo, «per sua scelta e con sua soddisfazione». Questa almeno l?interpretazione della sua lettera, finita puntualmente sulla prima pagina del «Giornale», sotto i titoli: «Sorpresa: fu Biagi a lasciare la Rai. Non fu cacciato: prese tre miliardi» e «Una bufala la cacciata di Biagi. È stato lui a chiedere di lasciare».
Pare di sognare. Il 18 aprile 2002 Berlusconi chiede di cacciare Biagi, Santoro e Luttazzi. Nell’estate 2002 Saccà, d?intesa con i direttori di rete Del Noce e Marano, cancella Il Fatto e Sciuscià dai palinsesti di Rai1 e Rai2 (Luttazzi ne era già sparito prima). Il 26 settembre Saccà invia a Biagi la lettera di licenziamento ? cioè la disdetta del suo contratto che veniva rinnovato di anno in anno ? per raccomandata «RR». A quel punto Biagi si affida all?avvocato Salvatore Trifirò per fare causa all?azienda. Una causa vinta in partenza. Ma l?avvocato la sconsiglia: i processi civili, in Italia, durano in media dai 10 ai 15 anni, e Biagi ne ha 82. Si arriva così a una transazione con la Rai, diversi mesi dopo che l?azienda aveva fatto fuori il giornalista. Alla fine la Rai sborsa molto meno di quel che prevedibilmente avrebbe dovuto liquidare a risarcimento dei danni inferti a Biagi dopo 42 anni di onorato servizio.>>
C’è ancora qualcuno che possa definire “il problema
della cattiva informazione” non prioritario in Italia?
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[...] In Corea del Nord il Leader NON si elegge, il Leader è intoccabile. Insindacabile, come il Papa. FI ed AN trattano la Corea del Nord come uno stato comunista da criticare e stigmatizzare: poi cosa fanno loro? Esattamente la stessa cosa. Il Loro Leader non si discute, non lo si elegge. Al massimo lo si acclama per alzata di mano palese, in modo tale che tutti possano vedere chi stia votando chi e prendere le eventuali contromisure. Un modo totalitario ed imperiale, di assicurarsi il potere politico. Sembra tuttavia piaccia questo sistema: ricordiamo che per il duo Dell’Utri/Berlusconi Mangano fu un EROE. [...]